Canale Mussolini recensito sul Tribune

The Mussolini Canal

[Entusiasta recensione apparsa sul Tribune firmata da Scarlet McGuire]
It is the voice that lifts this novel from being a fascinating story of a peasant exodus from northern Italy to the Pontine Marshes, as part of a fascist bid to reclaim agricultural land, to a magnificent rollicking saga offering a cockeyed version of modern Italian history (while sticking to the facts) which begs to be read. The irreverent voice of the narrator relates,with humour,the adventures of his 17 uncles and aunts under the grip of a gran whose bottom was much appreciated by Mussolini.
This is not a heart-wringing story of poverty and suffering, for the Peruzzi family refuse to be victims; they are the stars of their own soap opera. Pennacchi brilliantly brings them to life, from mild Unclce Adelchi, whose obsession with uniforms ultimately leads him to become a policeman, to Uncle Themistocles, who went off to fight the German in Great War. Uncle Pericles gets the lead role;fascist thug as amiable hothead. Pennacchi makes his characters loveable but they follow Mussolini.
Il Duce decided to drain the Pontine Marshes,near Rome, and bring 2,000 fascist families from northern Italy to work the reclaimed land abutting the newly built Mussolini Canal. Two storey houses were built for each family as part of an enormous model town project. While the narrator lampoons the vanity and excesses of fascism, in particular the fat dictator, he also explains its lure, and documents its failure, through the eyes of the Peruzzi family, and he understands the nostalgia of many Italians for a country which worked.
Pennacchi, in his introduction, calls his tale “the book I came into the world to write”;he is a descendant of those people and still lives in Latina, outside Rome, where he was born, only stopping work on the night shift at a local factory when he could make a living from writing. While the characters are fictional he says there were no settlers “who did experience at least some of the events in which the Peruzzi family were caught up’. If he never writes another novel he will have added more to literature than many authors alive today.
This glorious mishmash of a peasant’s eye view of the first half of 20th century Italy deservedly won the Strega Prize. A book of many layers, beneath the history, political commentary, and humour, it is a novel about the strength of the family. right or wrong, they stick together and that is how they survive.
Credit must go to the translator Judith Landry, for capturing the spirit of the work, even if some turns of phrase are a tad too English. A book not to be judged by its cover, which makes it look like a worthy foreign tome, rather than a spectacular work of earthy humour.

19

08 2013

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  1. admin #
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    È la voce che porta questo romanzo dall’essere un’affascinante storia di un esodo di contadini dal Norditalia alle Paludi Pontine, come parte del tentativo fascista di bonifica di terre a uso agricolo, a diventare una splendida scatenata saga che offre una versione strampalata della storia italiana moderna (ma sempre aderente ai fatti) che chiede di essere letta. L’irriverente voce del narratore racconta, con umorismo, le avventure dei suoi 17 zii sotto il controllo di una nonna il cui fondoschiena era molto apprezzato da Mussolini.
    Non è una storia strappalacrime di povertà e sofferenza; i Peruzzi si rifiutano di recitare il ruolo delle vittime; sono invece le stelle della loro soap opera. Pennacchi dona loro la vita in maniera brillante, dal mite zio Adelchi, la cui ossessione per le uniformi lo porta alla fine a diventare poliziotto, allo zio Temistocle, che partì in guerra per combattere i tedeschi durante la Grande Guerra. Zio Pericle ha il ruolo principale; fascista convinto e amabile testa calda. Pennacchi rende amabili tutti i suoi personaggi, ma seguono comunque tutti Mussolini.
    Il Duce decise di prosciugare le Paludi Pontine vicino Roma e di portare duemila famiglie fasciste dal Norditalia per lavorare alla bonifica delle terre che si basava sull’appena scavato Canale Mussolini. Per ogni famiglia fu costruita una casa a due piani come parte di un enorme pianificazione territoriale. Nel prendere di mira con la sua satira le vanità e gli eccessi del fascismo, in particolare il grasso dittatore, il narratore spiega anche le sue attrattive e documenta il suo fallimento, attraverso gli occhi della famiglia Peruzzi, e comprende la nostalgia di molti italiani per un paese che funzionava.
    Pennacchi, nella sua introduzione, definisce il suo racconto “il libro per cui sono venuto al mondo”; è un discendente di queste persone e vive ancora a Latina, alle porte di Roma, dove è nato, e ha lasciato il lavoro ai turni notturni in una fabbrica locale quando è riuscito a fare dello scrivere un mestiere. Anche se tutti i personaggi sono inventati dichiara che non esiste colono “che non ha avuto esperienza di qualcuno dei fatti che sono capitati ai Peruzzi”. Anche se non scrivesse più romanzi avrebbe comunque aggiunto alla letteratura più di molti autori contemporanei.
    Questo magnifico intreccio di visioni contadine della prima metà del ventesimo secolo gli ha fatto meritare la vittoria del Premio Strega. Un libro a molti strati, sotto allo storico, al politico, al divulgativo e all’umoristico c’è un romanzo sulla forza della famiglia. Giusto o sbagliato agiscono insieme e così riescono a sopravvivere.
    Un riconoscimento va alla traduttrice Judith Landry, per aver catturato lo spirito del lavoro, anche se la resa di qualche espressione è un po’ troppo inglese. Un libro che non deve essere giudicato dalla copertina che lo fa sembrare un serio volume straniero invece che uno straordinario lavoro di un umorismo sanguigno.



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