Atheist Spirituality su Canale Mussolini

The Mussolini Canal [Sul sito Atheist Spirituality una riflessione sulla traduzione inglese di Canale Mussolini firmata Geoff Crocker]

This is a long but charming tale of the Peruzzi family who are evicted from their sharecropping life in northern Italy, and join an exodus south to tame and farm the Pontine Marshes. Steinbeck’s ‘Grapes of Wrath’ is mentioned in the text, and has echoes in this exodus, as it does in the moving finale for Armida. But the charming family story too readily becomes a device to excuse fascism. Socialism is for intellectuals and the truly destitute, who burn the haystacks of farmers who refuse to take on an extra quota of labour. The hardworking poor who have some chance of survival and improvement cling to a stable social structure, and oppose the very poor who have no chance but to overthrow the feudal order. So feudalism morphs into fascism. Similarly, protection of endangered species and of the environment are luxuries the farmer striving to survive cannot afford. Bring on the DDT!

For Pennacchi, fascism just happened. This is pure narrative history. There is neither approval nor approbation, but a moral indifference. He presents Hitler and Mussolini as blundering chums, almost cartoon joke figures. He shows that in the unfolding events, ‘everyone has his reason’, as though this understanding might evoke some note of mild sympathy or endorsement. In retributive anger, Pericles kills a priest. In Abyssinia, the army massacres whole clergy groups. So what? appears to be the message. As Donald Rumsfeld said ‘stuff happens’.

Pennacchi does very successfully show how ordinary people can so easily comply, and how whole social moods can quickly switch allegiance. But he leaves it there. There is no comparative study of the resistance hero, of the role of moral conviction, other than of the petty sort which is sufficient to condemn Armida, here explicitly echoing Nathaniel Hawthorne’s ‘Scarlet Letter’. He mocks society’s hypocrisy, inconsistency and fickle allegiance, but fascism is presented without moral comment.

Of course, the reader is free to form a moral judgment on fascism themselves, and perhaps this is Pennacchi’s intent. But his coverage of fascism is too limited, and his style too easily lulls the reader into the view that fascism was inevitable, that it just happened, that nice folks did it, that it was therefore excusable.

09

07 2013

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  1. 1

    Traduzione mia:

    È la lunga ma affascinante storia della famiglia dei Peruzzi che, sfrattati dalla loro vita di mezzadri nel Norditalia, si uniscono a un esodo verso il sud delle Paludi Pontine per domarle e coltivarle. Il Furore di Steinbeck è citato nel testo e ha i suoi echi in questo esodo, così come il commovente finale dell’Armida. Ma questa affascinante storia familiare diventa troppo facilmente un espediente per giustificare il fascismo. Il socialismo è per gli intellettuali e i veri indigenti, che bruciano i pagliai dei contadini che rifiutano di prendere una quota extra di lavoratori. I poveri laboriosi che hanno qualche possibilità di sopravvivenza e miglioramento si aggrappano a una struttura sociale stabile, e contrastano i miserrimi che non hanno altra possibilità che rovesciare l’ordine feudale. Così il feudalesimo si trasforma in fascismo. Allo stesso modo la protezione delle specie in pericolo e dell’ambiente sono lussi che i contadini in lotta per la sopravvivenza non possono permettersi. Avanti col Ddt!

    Per Pennacchi il fascismo è solo accaduto. È puro romanzo storico. Non c’è benestare né approvazione, solo disinteresse morale. Presenta Hitler e Mussolini come goffi amiconi, quasi personaggi da cartone animato. Mostra come nello svolgersi degli eventi “ognuno ha le sue ragioni” come se questa comprensione potesse suscitare una leggera nota di simpatia o di sostegno. In un momento di rabbia vendicatrice Pericle uccide un prete. In Abissinia l’esercito fa strage di interi gruppi di sacerdoti. E allora? sembra essere il messaggio. Come disse Donald Rumsfeld “le cose accadono”.

    Pennacchi mostra con pieno successo come la gente comune possa così facilmente conformarsi, e come gli umori della società possano rapidamente cambiare le lealtà. Ma lo lascia lì. Non c’è nessuno studio comparativo sull’eroe della resistenza, sul ruolo della condanna morale, se non di quel trascurabile tipo che porta alla condanna dell’Armida, che esplicitamente richiama La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne. Deride l’ipocrisia della società, l’assurdità e la mutevolezza della fedeltà verso le istituzioni, ma il fascismo è presentato senza commento morale.

    Naturalmente il lettore è libero di formarsi da solo un giudizio morale sul fascismo e forse questo è l’intento di Pennacchi. Ma la sua copertura del fascismo è troppo limitata e il suo stile culla il lettore troppo comodamente nella visione che il fascismo era inevitabile, che era solo una cosa che accadde, che è stato fatto da gente simpatica e che era perciò perdonabile.

  2. Simone #
    2

    Caro Antonio,

    sto leggendo il tuo Canale Mussolini, e una riga appresso all’altra leggo belle pagine alternate ad un po’ troppe cazzate.
    Non sono un critico letterario e nemmeno uno storico, ma cazzo un minimo di rispetto per i morti e molto disprezzo per gli assassini ci vuole.
    Il caro Pericle che ammazza a tradimento un prete e poi si va a scopare la futura moglie, no del prete ma la sua di Pericle, mi pare proprio un’immagine deteriore (scusa la parola ma siccome ho già abusato delle parole che iniziano per c e contengono zeta mi pareva opportuno usare un eufemismo). L’episodio, ispirato evidentemente all’omicidio di don Minzoni, è raccontato con quella maestria tutta italiana per cui se le cose sono fatte con un certo stile diventano comunque accettabili. Vado a memoria, anche perché in libreria sull’episodio non ho quasi niente, ma mi sembra di non sbagliare di ricordare che i vigliacchi che di notte assalirono don Minzoni non si fecero un giorno di galera uno! Solo fino alla fine della guerra (la seconda mondiale) racimolarono una condanna peraltro per omicidio preterintenzionale, perché avevano usato i bastoni invece di un’arma da fuoco: insomma dall’uomo primitivo in poi, da quando cioè si usava la clava fino al 1300/1400 gli uomini sono ammazzati preterintenzionalmente…



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