Antonio Pennacchi a Vetralla presenta Palude

Copertina PaludeE’ stato un successone l’ultima tappa di “Ottobre piovono libri” in compagnia di  Antonio Pennacchi. Sala consiliare gremita a Vetralla, tutti ad aspettare uno dei più brillanti scrittori contemporanei. Un appuntameno emozionante, di quelli che ci restano dentro e ci rendo più ricchi interiormente. Un Pennacchi in grande forma, un Pennacchi che ha spaziato su molte tematiche, un Pennacchi che ha iniziato a parlare della sua scrittura:
“Per me la scrittura è una tortura, è la mia “mission” per raccontare le storie della mia gente “.

La sua scrittura è così diretta e ci appare come un dialogo fra amici, un intimo racconto di un momento; ma in realtà Pennacchi ama rileggere, riguardare, analizzare i dettagli, togliere il superfluo, correggere la forma. Proprio con questo suo fare, fuori dagli schemi, ha voluto riscrivere uno dei suoi primi libri, Palude, e ripresentarlo oggi, con una chiacchierata, ai suoi lettori del Viterbese.

Palude ci fa vedere cosa succede cinquant’anni dopo, nello stesso territorio di “canale Mussolini”, il romanzo che ha fatto guadagnare a Pennacchi il premio Strega. Il titolo non deve ingannare, non si tratta dell’aquitrinio che ricopriva l’agro pontino, “Mosè dopo avè aperto in due il Mar Rosso, l’ha trovata asciutta l’acqua, mica come noi di Littoria!”, ma del soprannome del protagonista, un operaio che giocava a pallone “e più c’era fango e più je piaceva tuffasse”, che poi esiste davvero questo Palude ed è un caro amico di Pennacchi.

Due le storie che si intrecciano, quella di Palude che si ammala di cuore che “je fa il verso delle 500 de na’ volta” e viene curato con il trapianto del cuore, ma anche dell’anima, di un giovane universitario sensibile alla poesia e quella dei fantasmi che popolano le campagne pontine, il Duce e Cencelli, il vero fondatore della città di Latina, costruita in soli sei mesi, “non ve dico de fa come durante le dittature, ma insomma, da qui ai vent’anni pe’ la Salerno-Reggio-Calabria, ce sarà un pò de differenza!”. E qui come al solito entra in gioco l’argomento preferito dello scrittore “vorrei tanto parlà del libro, ma tutte le volte me tocca parlà de politica!”, ma la politica è storia di tutti noi, ci serve per discutere degli errori passati da non ripetere e per ragionare sui problemi presenti.

Pennacchi non vuole lasciare messaggi, al contrario ce li lascia eccome! Il trapianto ci porta ad un trapianto più grande, quello di popolazione; quella veneta trapiantata nel Lazio per la bonifica e quella degli immigrati di oggi “ogni ragazzino che sia rumeno, cingalese o marocchino, sa subito le tre cose importanti di Latina: la bonifica, che sotto la fontana principale ci sta sempre un simpatico canetto e le barzellette contro i sezzesi, che stanno un in lotta con Latina un pò come La Cura e Vetralla”. I fantasmi dei grandi leader che si aggirano tutt’ora per la città, invece, rappresentano il rapporto con la storia, quel velo che non ci abbandona mai, che è il nostro passato. “Quando ho scritto Palude nel ’95, lavoravo ancora in fabbrica, facevo i turni de notte quindi non me controllavano i capi e cercavo qualcosa il più possibile vicino al parlato, pensavo di rivolgermi ai miei compagni di fabbrica, che in realtà leggevano solo il Corriere dello sport e PlayBoy. Gli leggevo le bozze e ognuno ci metteva del suo”, quindi non è una storia scritta a tavolino, con la scaletta, ma uscita di pancia, vera, pronta ad essere letta da chiunque. “All’epoca me sentivo forte, all’università ero il più grande, quello che faceva più casino, quindi ho dato questa forza al mio personaggio. Anche se Palude perde, non perde certo la speranza. Tutti i miei personaggi, come me, sanno che l’età dell’oro sta avanti, non dietro”.

Antonio Pennacchi guarda davvero avanti e pensa già a realizzare i film dei suoi libri, in particolare di canale Mussolini; e anche qui viene fuori il suo spirito libero, di certo non vuole rientrare in nessun tipo di schema, nemmeno in quello dell’umile operaio che ama scrivere solo per raccontare. Pennacchi punta in alto, vorrebbe niente di meno che Steven Spielberg per il suo “via col vento dell’agro pontino”… Il personaggio Pennacchi o lo si ama o lo si odia, ma i suoi romanzi sono oggettivamente una rivoluzione della narrativa italiana.

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10 2011

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  1. Stefano #
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    Confesso che non avevo mai letto nulla di Pennacchi. sto leggendo solo ora “palude” su consiglio di mia moglie. L’ho iniziato ieri mattina e sono già a metà perché non riesco a staccarmi. ho fatto una pausa per venire a leggere un po’ di notizie sullo scrittore. ma torniamo al libro. lungi da me atteggiarmi a critico letterario, o profondo conoscitore delle arti. sono semplicemente un lettore come ce ne sono milioni. ebbene trovo che questo libro sia ….. fresco, ecco sì, credo che il termine giusto sia fresco. situazioni, uomini, stati d’animo, sensazioni, politica …tutto descritto, anzi scritto in modo semplice, disincantato, ma che arriva diritto al cuore. stamattina alle 5,30 mentre leggevo del “federale f.f.” e della sua storia dopo l’incontro con Berlusconi, fermo con l’auto in panne, mi sembrava quasi di sentire il rumore dei tuoni e il profumo della pioggia ed ero partecipe della rabbia del personaggio a causa delle portiere della sua auto bloccate. quando Palude parla, anche di cose serie, mi strappa un sorriso (proprio come capita al suo datore di lavoro). mi strappa un sorriso, ma poi mi fa pensare a come affrontare la vita. ecco secondo me qual’è la magia di Antonio Pennacchi, ti prende per mano e ti fa conoscere i suoi amici, la sua terra, le sue idee. bravo e grazie. Stefano

  2. francesco sabato #
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    Caro Pennacchi, grazie. Grazie davvero. Frequento l’Agro pontino da quando ho memoria (quindi circa 48-49 anni). La mia famiglia, lucana di origine, in realtà non avrebbe alcun legame con quei luoghi.
    Senonchè mio zio Giovanni Amalfi giunse negli anni ’30 a Terracina come medico della bonifica, attratto da prospettive più allettanti di quelle che gli avrebbe offerto il borgo avito di Lagonegro, ai piedi del Pollino.
    E cosi’ i miei nonni prima, i miei genitori poi, con la scusa di venirlo a trovare (era scapolo, sebbene legato sentimentalmente con una infermiera di origini friulane), cominciarono a frequentare Terracina per la villeggiatura, anche perché nel frattempo era divenuta una località balneare di un certo richiamo.
    Mio zio Giovanni morì prematuramente nel 1959, mi pare, quindi ben prima che io nascessi. Nel frattempo però, il legame con l’Agro pontino era divenuto indissolubile, tanto da spingere i miei genitori a comprar casa proprio a Terracina, nella centrale viale della Vittoria (il toponimo si commenta da se).
    Né fu di ostacolo il pensiero degli enormi disagi che comportava raggiungere Terracina da Potenza; negli anni ’60 si viaggiava lungo l’Appia fino a Sicignano, poi sull’Autostrada A3 fino a Capua, poi di nuovo la S.S. 7 fino a Formia (attraversando innumerevoli centri abitati: Sessa Aurunca, Scauri, Minturno etc.), poi finalmente la Flacca fino a Terracina.
    Quanti ricordi di quelle prima lunghissime, poi sempre più brevi estati pontine, quanti luoghi cari e familiari (San Felice, Sabaudia, Sermoneta, Norma, Ninfa, Fossanova etc.).
    Ma la lettura di Canale Mussolini, oltre a farmi rileggere maieuticamente la mia storia famigliare, è stata una specie di illuminazione; guardare quei borghi, quei panorami come se non li avessi mai visti, rileggendovi (con l’occhio dell’ingegnere) l’enorme e titanico sforzo che è costato strappare alla palude quelle terre, la cosiddetta bonifica integrale.
    Ora sto leggendo Palude, dove ritrovo alcune pagine già assaporate (la leggenda del camion seppellito sotto la fontana di piazza del Popolo a Latina, la storia della bonifica, il conte Cencelli etc.) e mi diverto tra le avventure di Benedetto, il Federale, Bice, Lauretta e naturalmente Palude stesso.
    Pertanto grazie Pennacchi, grazie davvero.

  3. elena #
    3

    caro Pennacchi,

    a nome di un gruppo di lettrici (in italiano…) olandesi, vorrei comunicarle grande apprezzamento e affetto per le storie del suo Canale Mussolini. Grazie!

    PS le ho scritto anche un breve messaggio in contatti.

  4. Vittorio Lucaccini #
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    Il canale Mussolini è un libro molto piacevole,in pratica la storia di settanta anni di cialtroneria italica vista da chi non era influenzato da preconcetti politici e religiosi, anche dalle mie parti è successo qualcosa di simile (Ente Maremma)che mi è parso di rivivere. Grazie.



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